Ago 25

Hydrospeed, giù per le rapide alla cascata delle Marmore

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Tempo di lettura: 4 min

Immaginate di essere trasportati dalla corrente impetuosa di un fiume, di superare ripide rapide con solo qualche breve attimo di riposo e  di essere protetti contro questa natura che vuole a tutti i costi travolgervi solo da una tuta in neoprene, un paio di pinne, un giubbotto di galleggiamento e da piccolo bob galleggiante

Beh, questo è l'hydrospeed e questo è quanto può essere divertente o terrificante, fate voi

Ci troviamo sul fiume Nera, a valle della cascata delle marmore e il percorso da compiere è praticamente lo stesso di quello fatto con il canotto nella discesa di rafting che ho fatto a Maggio (e di cui solo ora mi rendo conto di non avervene dato comunicazione :-D)

Solo che ovviamente ora non siete più protetti dal bozzolo del gommone ma siete direttamente immersi nel fluido che sembra abbia voglia di vendicarsi dell'altra volta.

La giornata inizia 10.00, presso il Centro Rafting "Le Marmore", dove si paga, 45 euro se non siete già iscritti all'associazione o 35, come me, se avete già fatto un'altra attività durante l'anno e siete quindi regolarmente iscritti.

Giusto il tempo di prendere casco, giubbino di galleggiamento, pinne, hydrospeed, muta, scarpe e giaccone in neoprene e siamo sul prato antistante i locali dell'associazione a cercare di assimilare le nozioni fondamentali dell'uso dell'hydrospeed in acqua anche se farlo fuori dall'acqua, con indosso una muta da 5mm in una caldissima mattina di agosto è una sofferenza, questa si, ai limiti.

Le nozioni sull'uso dell'hydrospeed che ho recepito sono sostanziamente queste:

  • La punta dell'hydrospeed è il nostro mirino, dove punta lei noi andiamo anche se, dovendo tenere conto della corrente, bisogna puntare molto più a monte.
  • L' hydrospeed si prende con ambedue le mani ma si blocca e si manovra con i gomiti
  • Quando si manovra perpendicolamente alla corrente, il lato a monte dell'hydrospeed va leggermente sollevato facendo pressione con il gomito dal lato opposto al fine di offrire la minore resistenza possibile all'acqua
  • L'angolo braccio/avambraccio deve essere maggiore di 90° in modo da scaricare peso dall'hydrospeed e fare meno fatica durante le pinnate. Unica eccezzione durante le discese lungo le rapide a "motore spento" dove si riduce tale angolo a meno di 90° per aumentare il peso sull'hydrospeed e guadagnare in stabilità
  • Se si viene spinti contro le rocce, l'hydrospeed deve puntare dalla parte opposta in modo da arrivare sulle rocce di piedi e permettere di utilizzare i piedi per spingervi lontano dalle rocce. Se l'hydrospeed viene spinto contro le rocce, ci si appiccica contro e l'unico modo per uscirne è ruotare su se stessi e postare l'hydrospeed verso il centro del fiume.

Ma soprattutto, regola che ho imparato in acqua, soprattutto per chi, come me, alle prime armi, non può compensare con una tecnica adeguata è fondamentale avere a bordo un "motore" potente ossia avere buona forza nelle gambe perchè le traiettorie si conquistano con il sudore della fronte e la forza della pinnata.

Ecco perchè vi dico da subito che l'hydrospeed, al contrario del rafting, non è uno sport per tutti. C'è bisogno di un ottimo allenamento e di forza nei muscoli giusti. Tenete conto che io, nonostante il footing, lo spinning, la palestra, il trekking ho resistito per meno della metà del percorso e poi sono stato quasi un pacco in balia delle onde.

Il video sopra, ad esempio, è stato preso nella prima parte del percorso quando ero ancora fresco e quindi l'impostazione delle traiettorie è stata relativamente buona

02 - Rapida n. 2 - Discesa

ma vi posso assicurare che alla fine della sessione non riuscino quasi neanche a risalile l'argine del fiume e per tre giorni ho fatto fatica a piegare le gambe.

Ecco perchè la prima reazione a caldo è stata: "Mai più". Ma la seconda a freddo è stata: "Mai più senza un'adeguato allenamento" e, l'anno prossimo, da marzo si fa preparazione in piscina con pinne e tavoletta.

Quindi se volete fare hydrospeed, prima fatevi almeno qualche sessione in piscina. Non che succeda niente, solo che vi divertirete di più in quanto non sarete voi in balia della natura ma sarà la natura che si plasmerà nelle vostre mani, o meglio, sui vostri piedi

Per quest'anno ho solo le foto fatte dal fotografo dell'associazione in uno dei punti più belli del percorso, un  punto dove il fiume effettua un triplice salto e voi con lui

00 - Panoramica delle tre rapide sulle marmore

E questo tutti i momenti del salto

Se volete vedere un video delle parti salienti del percorso, come vissuto dall'interno, questo video sotto riassume quello che ho fatto anche se non è stato realizzato da me, ma vi assicuro che le emozioni sono le stesse.

L'anno prossimo prometto di fare un video tutto mio.

Lug 17

Per una sete grande ci vuole un bicchiere grande

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"Per una parete grande non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello". Recitava cosi una pubblicità di un po' di tempo fa.

E, con la temperatura che tira, in questi giorni, e parafrasando la pubblicità di cui sopra, come dare torto a questo gatto che, preso da un raptus di sete profonda, approfitta della adiacente piscina per farsi una bella bevuta.

grande_sete_grande_bicchiere.jpg

Spero solo, per lui, che questa bevuta non gli causi problemi intestinali ma forse, abituato ad avere sete nei pressi della piscina, è ormai vaccinato all'acqua al cloro.

Giu 21

CAT 2009, hacker all'attacco

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Forse non tutti sanno che c'è una pratica chiamata "wardriving" che consiste nell'andare in giro per le città, in auto, in bici, a piedi, alla ricerca di reti wireless.

La ricerca, effettuata, di solito, con un portatile e coadiuvata da software di scansione per le reti WiFi e di GPS per il salvataggio della posizione, ha, come idea, quella di trovare access point non protetti o protetti con cifrature "deboli" e di registrarne la posizione tramite il GPS.

Il wardriving può essere effettuato per puro diletto o con lo scopo di pubblicare su Internet, la mappa degli access point non protetti o facilmente usabili.

Un esempio di quanto appena detto lo potete trovare nell'esperimento effettuato da Matteo Flora nell'ottobre 2007 che, con la bicicletta opportunamente attrezzata che vedete qui sotto, ha fatto un breve giro dell'interland milanese, rilevando dati a dir poco sconcertanti.

wardriving_bici.jpg

Dal punto di vista della legislazione, il wardriving è legale fintanto che ci si limita alla rilevazione delle reti presenti. Nel momento in cui si tenta l'accesso ad una rete informatica, anche se la stessa risulta non protetta, si entra in un ambito di illegalità.

Ma il wardriving accomuna due caratteristiche molto importanti ma in antitesi l'una con l'altra. Se infatti, da un lato, essa necessità di profonde conoscenze tecnologiche che si acquisiscono solo con una passione sviscerale per il computer e le nuove tecnologie, dall'altro ci permette di abbandonare il nostro lugubre cubicolo informatico per camminare per le strade respirando aria più o meno pura e assorbendo un po' di energia solare che dicono faccia tanto bene.

E' per questo motivo che l'Orvieto Linux Users Group in partnership con un gruppo di aziende amiche e coadiuvati da un nutrito gruppo di enti ed associazioni che hanno concesso il proprio patrocinio e di aziende sponsor, ha deciso di organizzare una "gara informatica", dedicata al wardriving, in concomitanza con la conferenza italiana degli sviluppatori di backtrack che si svolgerà ad Orvieto nel pomeriggio di Sabato 11 luglio 2009. Per chi non lo sapesse, Backtrack rappresenta infatti la più importante distribuzione Linux dedicata alla sicurezza informatica e ai penetration test, .

La città di Orvieto, ben si presta ad un tale tipo di eventi in quanto può essere facilmente girata a piedi e inoltre, essendo la città una fortezza naturale rimasta inviolata per molti secoli, è giusto che essa venga quindi violata, seppur virtualmente.

Per organizzare un gioco basato sul wardriving e distribuito sul territorio comunale, gli organizzatori di questo contest hanno deciso di utilizzare la filosofia della caccia al tesoro chiamando non a caso l'evento: "Cracca al tesoro" .

cat2009.png

Scopo di questa c(r)acc(i)a al tesoro è quello di trovare degli access point, bucare la rete relativa e trovare al loro interno indizi per accedere al successivo access point fino ad arrivare al tesoro finale.

Le squadre, composte da 2 a 4 rappresentanti, avranno sicuramente di che divertirsi nel raccogliere gli indizi sparsi all'interno di queste reti che, per evitare che si possa tentare di accedere a reti pubbliche, avranno un identificativo ben definito e riconoscibile.

A rendere il gioco ancora più intrigante, la possibilità per i team di stringere alleanze temporanee con altri team, utilizzare tecniche di ingegneria sociale e la possibilità, una volta bucata una rete, di aggiornare il sistema per chiudere i buchi ostacolando cosi le squadre avversarie.

Per rendere l'idea del "peso tecnologico" delle persone che si suppone parteciperanno a questa gara, è significativo riportare una delle regole della gara:

Non è consentito crackare sistemi che non siano bersagli designati, accedere a cassette di distribuzione ENEL, effettuare azioni di phreaking, ed in generale è vietata ogni attività ritenuta illegale sul territorio Italiano.

Per quanto mi riguarda anch'io, come Jacopo Belbo,  dal momento che ho scoperto di non poter essere un protagonista, ho deciso di essere almeno uno spettatore intelligente.

Non avendo quindi le capacità per hackerare alcun access point, sarò ad Orvieto nelle vesti di "spettatore inteligente" e come corrispondente di una testata giornalistica nazionale di settore per permettere ai lettori che non hanno la fortuna di partecipare a questo evento, di accedere anche loro a quello che si preannuncia essere l'evento più geek dell'anno.