Nov 02

The Dome di Stephen King - Recensione

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Tempo di lettura: 3 min
Immagina un formicaio e una lente di ingrandimento. Immaggina un raggio di sole attraverso la lente. E immagina di essere la formica mentre un bambino crudele maneggia la lente.
Benvenuto in "The Dome"

Con questo preludio, in quarta di copertina, inizia l'incubo che vi catapulterà a Chester's Mill, anonima cittadina del Maine che sta per essere tagliata fuori dal resto del mondo da una invisibile quanto impenetrabile e misteriosa cupola.

E' con questo banale quanto geniale artificio letterario, Stephen King, noto autore di romanzi horror, riesce a teletrasportare un paesino degli Stati Uniti in un nuovo universo in cui vengono stravolte le regole sociali, in cui, quello che, in situazioni normali sarebbe un semplice depressione, una semplice mania di grandezza viene esasperato all'ennesima potenza tirando fuori il peggio della natura umana. Tutto ciò senza fisicamente spostare di un metro la cittadina.

Il libro si preannuncia un ottimo acquisto fin dalla bellissima copertina che, una volta letto il libro, riassume esattamente la catastrofe che si abbatte su Chester's Mill.

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Ovviamente tutte le aspettative della copertina vengono assolutamente ripagate. Il libro è sicuramente uno dei migliori romanzi di Stephen King che, personalmente, nelle ultime uscite aveva perso molto della sua vervè iniziale e si era lievemente ripreso solo con l'ultimo suo romanzo "Duma Key".

Con "The Dome", King raggiunge di nuovo il suo culmine e lo fà con un romanzo che, nonostante l'apparenza, non contiene al suo interno mostri sovrannaturali ma solo mostri umani che diventano tali semplicemente perchè le nevrosi, le manie e i peggiori difetti insiti nell'uomo stesso vengono portate all'esasperazione dalla cupola.

La cupola stessa, e lo dico senza che possa essere uno spoiler, è ovviamente creata da una civiltà aliena ma anche cosi la presenza aliena è veramente marginale e, su un libro di oltre mille pagine, è rilegata ad una ventina di pagine. Il libro infatti non tratta del perchè e del come la cupola sia li ma tratta di ciò che l'isolamento di una cittadina degli Stati Uniti produce al suo tenue tessuto sociale che va in frantumi di li a pochi giorni fino ad arrivare ad una città sotto il controllo e l'oppressione della forza di polizia che, nel corso delle ore, viene ad essere costituita solo dalla feccia giovanile della cittadella e con a capo un politico corrotto, produttore di droga e pazzo fino al midollo.

Il libro mi ha fatto ricordare un corso che ho seguito all'università e che si chiamava "Catastrophe Teory". tale corso definiva sostanzialmente la struttura matematica in cui alcune situazioni che sembrano lineari e non caotiche vengono a trovasi in bilico su di un punto critico e che, a causa di un infinitesimo cambiamento, si tramutano in una situazioni catastrofica. Chester's Mills si trova in questo punto critico e la cupola trasformerà per sempre la faccia di questo paesino.

Se va trovata una seppur blanda nota negativa al libro è che contiene un po' troppi personaggi. D'altra parte è inevitabile in quanto a Chester's Mills tutto e tutti sono concausa del disastro finale ed è quindi giusto e obbligatorio seguire la loro vicenda nella globalità. Stephen King ci porta quindi a seguire la vicenda di oltre 60 personaggi primari e secondari e devo dire che, a causa di questo, spesso e volentieri quando si passa da una scena ad un altra con nuovi personaggi, a parte i principali, si fà un momento fatica a capire di chi si sta parlando e cosa ha fatto in precedenza ma basta comunque poco per ottenere un riferimento che ricollega il personaggio a quello letto in precedenza.

Dopo tutto ciò siete pronti ad entrare a Chester's Mills prima che scenda la cupola? Io vi consiglio di no. Statevene comodamente seduti in poltrona all'esterno della cupola e guardate ciò che accade dentro la cupola con gli occhi del nostro re dell'horror.

Dic 26

Il mondo aveva i denti e ti poteva morsicare.

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Tempo di lettura: 2 min
Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momenti ti poteva morsicare. Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la maglietta blu dei Red Sox (quella che ha "36 GORDON" sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: "Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria". Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva

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Inizia cosi "La bambina che amava Tom Gordon", romanzo claustrofobico di quel genio di Stephen King che ultimamente ha un po' perso parte della sua vervè narrativa ma che nel 1999, anno di pubblicazione del romanzo in Italia, era ancora al culmine della sua vena d'oro.

Questo romanzo, in particolare, segna un punto di svolta per l'autore che, posizionato di solito nel genere horror, segna invece un punto a favore del genere psicologico in cui l'unico protagonista è sostanzialmente la povera Trisha, dispesa in un bosco che, a nove anni, si trova a fare quello che spesso non riesce a persone adulte, sopravvivere alla Natura e sopravvivere soprattutto alle proprie paure e ai propri stimoli primordiali.

E' vero che anche in questo romanzo King deve comunque inserire un tratto, se non proprio horror, ma almeno soprannaturale ma devo dire che comunque l'inserimento non dispiace più di tanto in quanto tende ad aumentare comunque l'angoscia del lettore verso la povera bambina e verso il suo destino che, via via, si fa sempre più scontanto.

Un libro che, dopo molti anni, si rilegge comunque con vero piacere. Da leggere eventualmente ai propri ragazzi nell'età 14/18 anni per far capire loro come sia instabile la nostra vita e come, in pochi minuti essa possa trasformarsi, a volte per una sciocchezza, da una vita tranquilla e agiata in un incubo da cui spesso non si riesce più a risvegliarsi.