Set 01

Call me Maybe, le gnocche delle Cheerleaders e lo gnocco nostrano

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Tutti conoscete credo la canzone "Call me Maybe" della cantautrice canadese Carly Rae Jepsen.

Oggi voglio proporvi due alternative al video originale. La prima è la versione interpretata delle Cheerleaders della squadra di football americano Miami Dolphins da guardare in HD su uno schermo da almeno 90 pollici e ho detto tutto

La seconda è invece una bellissima parodia italiana della stessa canzone per farsi due risate e far ritornare il sangue in circolo dal posto dove s'era andato a nascondere nel video precedente

So, call me maybe.

Ago 18

Duecentosei ossa - Kathy Reichs

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Tempo di lettura: 2 min

E' inutile. Nonostante il genere del medical thriller sia uno dei miei generi preferiti, tutti gli scritti di


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Kathy Reichs non mi prendono per niente.

Perdonate l'eufemismo ma la Reichs scrive con la fica invece che con il cervello.

Ma andiamo per ordine. Kathy Reichs è uno dei due autori che normalmente leggo (l'altro è Clive Cussler) che fà, nella vita reale, un lavoro analogo a quello che poi fa fare agli alter ego letterari.

Come la sua alter ego Tempe Brennan, anche Kathy Reichs è un'antropologa forense. Sara quindi perchè lavora con i morti, e in particolare con gli scheletri, ma Kathy Reichs è fredda come un ghiacciolo.

Che emozione si prova nel leggere i suoi libri. Niente. Zero. Nisba. Ricordo, ad esempio, l'inizio di Viaggio Fatale dove la nostra descrive la sua alter ego che passeggia su di un campo dove è appena avvenuto un disastro aereo. Morte, dolore, fuoco, fiamme, la descrizione dovrebbe far venire la pelle d'oca ad ogni lettore e invece la Reichs la trasforma in una fredda descrizione del luogo. Sembra come in quei racconti di persone che, sottoposte a intervento chirurgico, raccontano di essere usciti dal proprio corpo e di aver guardato la scena della propria operazione con un freddo distacco. Ecco, la lettura di un libro della Reichs è cosi.

Aggiungo danno alla beffa? Ci sono intere descrizioni e pagine di spiegazioni su cose che poi non avranno la benchè minima attinenza con il racconto. Ad esempio, in Duecentosei ossa, c'è una cena con i parenti dell'ex marito di Tempe. E via, due pagine a raccontare le vicende dell'esodo della famiglia dell'ex marito dalla Polonia agli stati uniti.

Continuo? L'incessante presenza dell'ambivalenza tra cultura francofona e anglofona che pervade gli scritti della Reichs. Capisco che l'ambientazione, il Quebec, si presta a questo contesto ma, al resto del mondo, non frega nulla che in un interrogatorio si chieda all'indiziato se preferisce farlo in francese o in inglese, non frega nulla del fatto che la Temple non riesca a capire di regione francofona sia un dato personaggio dalla sua parlata, non frega niente che gli anglofoni imprechino indicando parti anatomiche maschili mentre i francofoni utilizzino espressioni inerenti alla chiesa.

In definitiva, non fate come me...se potete, evitatela.