Inizia cosi "La bambina che amava Tom Gordon", romanzo claustrofobico di quel genio di Stephen King che ultimamente ha un po' perso parte della sua vervè narrativa ma che nel 1999, anno di pubblicazione del romanzo in Italia, era ancora al culmine della sua vena d'oro.
Questo romanzo, in particolare, segna un punto di svolta per l'autore che, posizionato di solito nel genere horror, segna invece un punto a favore del genere psicologico in cui l'unico protagonista è sostanzialmente la povera Trisha, dispesa in un bosco che, a nove anni, si trova a fare quello che spesso non riesce a persone adulte, sopravvivere alla Natura e sopravvivere soprattutto alle proprie paure e ai propri stimoli primordiali.
E' vero che anche in questo romanzo King deve comunque inserire un tratto, se non proprio horror, ma almeno soprannaturale ma devo dire che comunque l'inserimento non dispiace più di tanto in quanto tende ad aumentare comunque l'angoscia del lettore verso la povera bambina e verso il suo destino che, via via, si fa sempre più scontanto.
Un libro che, dopo molti anni, si rilegge comunque con vero piacere. Da leggere eventualmente ai propri ragazzi nell'età 14/18 anni per far capire loro come sia instabile la nostra vita e come, in pochi minuti essa possa trasformarsi, a volte per una sciocchezza, da una vita tranquilla e agiata in un incubo da cui spesso non si riesce più a risvegliarsi.


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